20 Febbraio, 2020

PIERINO DAINESE: «VI RACCONTO QUAL È LA NOSTRA MEDAGLIA PIÙ BELLA»

by Obiettivo3 in Eventi

Intervista a tutto campo con il direttore sportivo di Obiettivo3, che cita un motto americano: «Un dollaro investito nello sport, sono tre dollari risparmiati in sanità»

Pierino Dainese proprio in questi giorni festeggia un anno dalla nomina a direttore sportivo di Obiettivo3. L’occasione, quindi, viene utile per una chiacchierata in grado di di abbracciare diversi temi.

Pierino Dainese, facendo un passo indietro, come nasce il suo amore per il mondo paralimpico?

«Nasce dopo un infortunio sul lavoro, quando un amico con il quale facevo riabilitazione mi ha invitato ad una manifestazione di paraciclismo. Era il 1998, lì ho visto le handbike e me ne sono innamorato. Ho fatto la mia prima competizione a Lignano Sabbiadoro con scarsi risultati, ma dal 2003 ho cominciato ad allenarmi e nell’ottobre dello stesso anno ho vinto la mia prima gara».

Come ha conosciuto Alex Zanardi?

«Nell’aprile del 2009 ho gareggiato alla Maratona di Padova, dove ha partecipato anche lui. Zanardi si era trasferito da poco e non conosceva molto la zona, così quel giorno un amico in comune ci ha presentati e da lì è nata la nostra amicizia. Anche se devo ammettere che inizialmente mi stava antipatico».

Come mai?

«Perché quando mi chiedevano che sport facessi tutti lo associavano ad Alex, ma in realtà è il contrario (ride ndr)! È lui che fa il mio sport. Io avevo macinato molti più chilometri mentre lui aveva appena cominciato».

Come è iniziata la sua collaborazione con Obiettivo3? 

«Nel 2013 ho fondato Amnil Sport Italia, un’associazione che fornisce attività sportiva e si occupa di inserire nella società gli invalidi del lavoro. Sono entrato ufficialmente in Obiettivo3 il primo marzo del 2019, anche se sono sempre stato dietro le quinte fin dal momento della sua fondazione. Il mio ruolo da direttore sportivo mi porta a programmare tutto ciò che deve fare la squadra».

Secondo lei in questi 3 anni quanto è cresciuto Obiettivo3?

«Dalla sua nascita siamo cresciuti esponenzialmente. Sono stati inseriti quasi 80 ragazzi nel mondo paralimpico e siamo già riusciti a realizzare i sogni di alcuni di loro. E questo è un grande traguardo. La nostra intenzione è quella di ampliare il raggio delle discipline per non limitarsi principalmente al paraciclismo». 

Che reazioni avete riscontrato dopo aver avviato il vostro progetto?

«Inizialmente abbiamo avvertito un po’ di ostilità da parte delle società sportive, perché vedevano Obiettivo3 come un’associazione “ruba atleti”. Ma con il passare del tempo tutti hanno capito la natura del nostro progetto, nato anche per offrire un supporto alle stesse società sportive, visto che punta ad alleviare i limiti, principalmente economici, con cui il mondo paralimpico deve confrontarsi. Nel caso in cui, per esempio, un atleta non possa permettersi una bicicletta e la sua società non abbia la possibilità di mettergliene a disposizione, Obiettivo3 entra in gioco fornendone una in comodato d’uso».

Come si svilupperà la stagione sportiva 2020 per Obiettivo3?

«Il calendario di quest’anno prevede un’attività differenziata in base alle necessità e alle potenzialità di ogni atleta, spaziando dai raduni nazionali e locali (come il Giro d’Italia o il Campionato italiano di società) alle competizioni internazionali. Il tutto tenendo presente che il 2020 è l’anno decisivo per le Paralimpiadi, in quanto gli atleti possono ancora acquisire punteggi per poter staccare il biglietto per Tokyo».

Qual è l’aspetto di Obiettivo3 che, fino ad ora, l’ha resa più orgogliosa?

«La medaglia più bella non è quella che gli atleti ti mostrano con orgoglio dopo una gara, ma è quando dicono “grazie a voi ho cambiato la mia vita. Sono rinato, sono un’altra persona”. Sentire queste parole mi riempie il cuore di gioia ogni volta, perché mi fa capire che l’aiuto che forniamo ha dei risvolti positivi anche nel sociale. Obiettivo3 punta ad avvicinare le persone al mondo dello sport, fornendo i mezzi, anche economici, necessari a riacquistare fiducia in sè stessi dopo una caduta. In questo modo si evita l’isolamento, la sedentarietà e le problematiche che ne derivano, favorendo la socializzazione e la condivisione, tanto da arrivare a considerare i compagni di squadra come una seconda famiglia. A questo proposito mi viene in mente una frase detta da un americano: “un dollaro investito nello sport, sono tre dollari risparmiati in sanità”».

Sara Perin e Adele Trento